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ITALY DIGITAL WEEK MILANO

Un progetto di grande importanza per il futuro di più di centocinquanta studenti. Una ratio ben precisa. Far loro vivere una “full immersion” nel mondo del digitale tramite il confronto con decine di oratori provenienti da Aziende, StartUp,  Giornalismo e Università. Per orientare quel futuro che per loro è ormai alle porte.

Siamo onorati di essere stati prescelti per curare la #Comunicazione e la #Moderazione di questa importante manifestazione. Con il contributo dello Studio Due di Alessandria per la parte grafica, si è realizzata una efficace sinergia tra l’istituzione scolastica e il mondo professionale.   

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E’ nella città di Milano che, nelle giornate del 4, 5 e 6 maggio 2022, si svolgerà il viaggio studio organizzato dall’ IIS Cellini di Valenza. Una 3 giorni di full immersion nel mondo dell’innovazione digitale.

Il Progetto Digital Week “intende promuovere un laboratorio nazionale dedicato ai processi di innovazione digitale nel mondo delle aziende, della tecnologia virtuale e, non di meno, dell’identità digitale nel XXI° Secolo, con particolare riferimento alle relazioni economiche e culturali oltre i confine italiani”.

Durante queste giornate, gli studenti degli ultimi anni degli istituti partecipanti avranno la possibilità di conoscere le realtà del mondo produttivo digitale. La ratio del progetto risiede nella volontà di creare un confronto tra gli studenti e i vari relatori che si succederanno sul palco della sala Meet Digital Center di Fondazione Cariplo di Milano.

L’interazione ricercata tra studenti e relatori, non è quella di presenziare a più lezioni magistrali ma, bensì, quella di avere l’opportunità di conoscere dal vivo le varie realtà professionali. Quali i percorsi di studio, le scelte fatte, le connotazioni e le opportunità di lavoro di quelle attività legate al mondo digitale, all’intelligenza artificiale e alla robotica.

Un’esperienza immersiva con una chiara finalità di orientamento.

Il Progetto, sponsorizzato dal MIUR,  è stato assegnato al Cellini grazie ad un bando vinto nel 2019. Le note vicende legate al Covid hanno determinato poi lo slittamento dell’attuazione a quest’anno.

Gli studenti partecipanti: oltre a quelli del Cellini, saranno presenti gli allievi dell’ITE Tosi di Busto Arsizio e dell’ITIS Volta di Alessandria. Quindi un’ampia condivisione tra tre differenti realtà, due della nostra provincia e una della Regione Lombardia.

Tre le giornate programmate:

  1. Nella prima giornata, a Mario Degiovanni (Docente IIS Cellini) spetterà di aprire i lavori. Il saluto della Digente del Cellini, Barbara Stasi, introdurrà i due primi relatori: Ezia Palmieri e Giuseppina Martelli, in rappresentanza del Ministero dell’Istruzione. Il loro intervento sarà focalizzato sulla “Sperimentazione di Progetti Didattici e Metodologie Innovative”. Luca Lepore (program Manager di Cisco) affronterà la tematica della “Programmazione delle reti nelle aziende”. Marco Berardinelli (Responsabile Education Google Italia) tratterà di “Come prepariamo i nostri ragazzi alle professioni del futuro”. Stefano Ghidini ( Responsabile politiche educative C2 Group) evidenzierà “Il piacere di lavorare per e con la scuola”  Seguiranno gli interventi di Riccardo Maggiora (Professore ordinario del Politecnico di Torino) e di Luca Gioanola (Manager di Magna International), incentrati sull’automobile del futuro (La rivoluzione c.a.s.e dell’autoveicolo).  Di cultura digitale in Italia parlerà Renato S. Marafioti (Presidente AICA) e del “Valore delle competenze digitali certificate” tratteranno Carlo Tiberti (Coordinatore ICDL Italia) e Gianluca Mazzoccoli (Referente nord-ovest ICDL Italia).
  2. Nella seconda giornata, giovedi’ 5 maggio, la tematica centrale sarà la robotica. La mattinata verrà moderata da Armanda Ferrario, Dirigente dell’ITE Toti di busto Arsizio. Si parlerà dell’importanza dei Progetti Didattici Innovativi legati alle nuove professioni digitali. Nel pomeriggio, Massimo Temporelli (divulgatore scientifico) modererà l’intervento di Fiorello Operto (Vicepresidente della Scuola di Robotica), in cui si parlerà delle opportunità professionali legate al mondo della robotica. Simone Romeo (manager di ABB Robot Groups) parlerà di “Robotica Collaborativa”. Il pomeriggio terminerà con una interessante dimostrazione. Protagonisti gli studenti dei tre istituti partecipanti.
  3. La mattinata del terzo giorno (venerdì 6 maggio) verrà moderata da Giuseppe Alfonso Cirri (Consulente in Comunicazione di Impresa – Partner di FERPI). Ioannis Paraskevoupolus e Maurizio Sala (entrambi Manager di IGOODI) terranno un intervento dal titolo “The real Avatar is You”. Seguirà Grazia Murtarelli (Ricercatrice in Comunicazione Strategica all’Università IULM) con un focus sulle “Competenze Comunicative e il Futuro Digitale delle Nuove Generazioni”. Maurizio Castagno e Davide Moroni ci parleranno di sicurezza informatica, attinente sia ai propri dati personali che a quella dei nostri dispositivi. Fabio Giuffrida (giornalista di OPEN) terrà uno speech su “Cosa significa essere un giornalista digitale nel 2002”. Di “Arte ai tempi Instagram” si parlerà con Lorenzo Bises e del Robot NAO, fiore all’occhiello  del Cellini, e di robotica socio-educativa ne tratterà Stefano Bernardi, docente di informatica all’IIS Cellini. I lavori si chiuderanno con l’intervento di Guido dell’Acqua (Ministero dell’Istruzione) con un focus su “Scuola Digitale e Inclusione Scolastica”. Nel pomeriggio gli studenti visiteranno il Samsung Smart Home per poi rientrare a Valenza.

Da sottolineare l’importante partnership con l’ITE Toti di Busto Arsizio, polo di riferimento nell’ambito della didattica digitale, rappresentato dalla Dirigente Ferrario, consulente del Ministro dell’ Istruzione.  Al tempo stesso, questo Progetto vinto ed affidato dal MIUR al Cellini di Valenza, testimonia la rilevanza del polo di istruzione Valenzano nel panorama della scuola digitale a livello regionale.

La Dirigente del Cellini, desidera porgere un ringraziamento per la disponibilità che tutti i relatori hanno dimostrato nel voler dare il proprio contributo a testimonianza dell’importanza di questo momento di formazione e di orientamento.

Quello che docenti e studenti porteranno al rientro nelle loro rispettive sedi, sarà certamente una esperienza immersiva che avrà consentito loro di conoscere le nuove frontiere dell’innovazione digitale. Per dare un’orientamento e, forse, affascinare molti di loro nei confronti di un futuro che è già tra noi e che, per alcuni, diventerà la professione di un domani ormai alle porte.

 

 

IL PICCOLO: SCRIVERE E-MAIL EFFICACI

In questo nuovo appuntamento, ci é stato chiesto di focalizzare la nostra attenzione sull’importanza di qualcosa che, ogni giorno di più, caratterizza la nostra comunicazione. Quante e-mail riceviamo e scriviamo giornalmente? Quante di queste rivestono importanza per la nostra attività professionale? Esistono delle tecniche per renderle attrattive per chi dovrà leggerle?  Quanto é importante una specifica #Formazione?  A queste e altre domande abbiamo cercato di dare una risposta in questo contributo. 

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Partiamo da una immagine scontata. Di quelle che ripetiamo ogni giorno, tante e tante volte. Siamo seduti alla nostra scrivania. Davanti a noi la nostra tastiera, pronta per trasferire ogni nostro pensiero, ogni nostra comunicazione. Stiamo per scrivere una mail interlocutoria, di risposta ad una richiesta, di offerta di un servizio o di risposta ad una lamentela. Tutte uguali? Tutte potenzialmente in grado di sortire gli stessi effetti? Forse no.

Una priorità. Dovremmo imprimerci nella mente che, quando rispondiamo o scriviamo su tematiche delicate, di quelle che ci coinvolgono emotivamente, dobbiamo lasciare sedimentare quanto scritto. Rileggendo più volte. Aspettando ad inviare la e-mail il giorno successivo, quando saremo più lucidi e meno coinvolti. Fatalmente, depenneremo le espressioni più pericolose. Quelle in grado di mettere in pericolo una relazione, magari in essere da tanto tempo o, altrettanto importante, relativa ad un cliente che non vogliamo perdere.

Anzitutto scriviamo con un approccio “reader focused”, cioé incentrato su chi leggerà la nostra mail. Ecco il primo obiettivo. Porre il destinatario al centro della nostra attenzione. Coinvolgendolo e stimolandolo sin dall’individuazione dell’oggetto. Utilizziamo il metodo CRG (Calibrazione, Ricalco e Guida) se siamo noi a rispondere. Ricalchiamo alcune espressioni scritte, alcune forme verbali e quelle Dominanze Sensoriali che ci indicano quale sistema rappresentazionale utilizza la nostra controparte.

La mail si compone di 3 parti: apertura, corpo centrale e conclusione. L’apertura dovrà conquistare il lettore sin da subito, tramite una citazione o una informazione incisiva. Il corpo centrale dovrà evidenziare gli obiettivi che ci poniamo e i vantaggi conseguenti per il nostro lettore. La conclusione dovrà contenere quella che in gergo viene chiamata “call to action”. Un deciso invito ad agire, rispondendoci, aderendo a quanto proposto o semplicemente contattandoci.

Fondamentale la struttura. Paragrafi e frasi brevi, con poche subordinate. Verbi al presente indicativo, curando il ritmo el’intensità del linguaggio. Distanziamo i paragrafi, evitando di rendere la pagina troppo fitta e pesante.

Ispiriamoci alla teoria della “lettura ad S” di Siegfried Vögele. Venti fatidici secondi in cui la “S” descrive il movimento dello sguardo nello scorrere rapidamente la lettera. Anzitutto in alto per riconoscere il mittente, poi sull’indirizzo e sull’oggetto; poi uno sguardo veloce al testo, quindi la firma e l’eventuale post scriptum. Da quì la decisione di approfondire o…cestinare.

Quali le mail a più alto rischio?

In primis mail che comunicano cattive notizie. Quelle bad news che necessitano l’applicazione della “tecnica del sandwich”. La ratio: porre nella parte centrale la notizia difficile da comunicare. Apertura e chiusura depisteranno l’attenzione fornendo un effetto cuscinetto.

Secondariamente, le mail di scuse. Disponibilità e sincerità saranno le carte che ci consentiranno di mantenere una relazione, perché percepiti come leali. Non di rado consolidandola.

Strategicamente importante é poi lo scrivere una lettera di candidatura che accompagna il nostro curriculum vitae. L’obiettivo: attirare l’attenzione, suscitando un’impressione positiva e un interesse a conoscerci, fissandoci quel tanto atteso appuntamento.

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Sempre più sovente ci viene fatta richiesta di attivare nuovi corsi di #Formazione per approfondire queste tematiche. Corsi dedicati, one-to-one, per piccoli gruppi o team aziendali. Teoria ed esercitazioni per acquisire quella competenza che ci consenta di raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.  Scrivendo e-mail realmente coinvolgenti ed efficaci.  

 

 

 

IL PICCOLO: COLLOQUI DI SELEZIONE

In questo intervento abbiamo cercato di dare alcune linee guida su di un momento estremamente importante per la nostra vita lavorativa. Una domanda per tutte: come sapersi raccontare in un modo che crei interesse e ci candidi ad essere la persona giusta?

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E’ una mattina speciale. Di quelle che potremmo ricordare per tanti anni. Ci stiamo preparando per incontrare una persona che ha il compito di selezionare una figura professionale da inserire in un contesto lavorativo.

Da dove dobbiamo partire? Quali gli atteggiamenti che ci possono far percepire come una persona in grado di soddisfare i requisiti necessari per ricoprire quel ruolo?

 

 

Iniziamo con il definire due punti fondamentali. Il primo: la nostra capacità di auto-presentarci. Cosa può esserci di più facile e scontato di raccontarsi. Parliamo di noi. Ci conosciamo, per cui sappiamo descriverci al meglio. E’ proprio così?

Uno degli esercizi che proponiamo durante i corsi dedicati al Public Speaking e alla Formazione per prepararsi a sostenere un Colloquio di Selezione è proprio quello di sapersi presentare. In pochi minuti. Sapendo raccontare non tanto uno sterile elenco di scuole, corsi e Università frequentati, ma essendo in grado di descrivere in modo convincente la nostra persona, le nostre aspirazioni e le nostre attitudini comunicazionali e relazionali.

Semplice, vero? Fatalmente, quando ci troviamo seduti difronte ad una, o più persone che iniziano a chiederci di parlare del perché abbiamo inviato il nostro curriculum, iniziano le nostre incertezze, le nostre difficoltà ad esprimerci in modo chiaro e coinvolgente.

Auto-presentarsi è una delle pratiche comunicazionali più difficili. Proprio così. Quanto é difficile raccontare il nostro bagaglio personale e professionale. Senza presunzione, senza quella pericolosa deriva di descriverci troppo sicuri, sempre vincenti, mai sconfitti. Insomma, il miglior candidato che quel giorno il nostro interlocutore potrà mai incontrare. Ecco la prima trappola in cui possiamo cadere. Rovinosamente, purtroppo.

Stando così le cose, dobbiamo persuaderci che, a parte le scontate competenze specifiche per la posizione da ricoprire, molte sono le “skills” trasversali che vengono ricercate in quel colloquio. Una di queste è certamente la capacità di raccontarsi in modo chiaro e leale. Senza quella presunzione che, unita all’inesperienza, alla poca preparazione e ad una eccesiva emotività, possono determinare il fallimento della nostra performance.

 

 

Ecco allora emergere l’importanza di quella che deve essere la nostra carta vincente. La Formazione. Una formazione che ci faccia comprendere quale strategia seguire durante il colloquio, sapendo comprendere le tattiche che il nostro abile e competente interlocutore mette in atto per farci uscire allo scoperto, portati da quella deriva emozionale così subdola e pericolosa. In grado di farci perdere lucidità, rivelando aspetti caratteriali non conformi alla posizione per cui si ricerca una nuova figura professionale.

In secondo luogo, la persona del selettore. Le aziende e i contesti lavorativi in cui il selettore prescelto é un professionista, sono il contesto in cui la selezione del personale viene approcciata nel modo più deontologico possibile. Un professionista, esperto nei colloqui. Abile nel gestire un “rapporto one-to-one” con il candidato. Perfettamente conscio delle richieste che gli sono state fatte dall’azienda che lo ha assunto per quel ruolo. Con quella fotografia del candidato ideale. Impressa nella sua mente e, alla quale, chi verrà prescelto dovrà essere più rispondente possibile. Tante le domande che saprà farci. Molte delle quali, apparentemente, non legate direttamente alla mansione che dovremo ricoprire. Ma capaci, in modo netto e inconfutabile, di descrivere ogni nostro aspetto caratteriale. Il primo, saper rispondere in modo controllato ad una critica, ad una obiezione scomoda.

E, allora, una regola fondamentale, una di quelle in grado di farci essere la persona giusta al momento giusto.  Manifestiamo quella umiltà che si materializza con l’essere capaci di affidarci a chi potrà formarci al meglio, rifuggendo quella presunzione di essere in grado di affrontare ogni situazione. Anche se privi delle necessarie conoscenze, essere la persona giusta è possibile. Preparandoci ad esserlo. Preparandoci a saper valorizzare la nostra persona e le nostre esperienze. Disponendoci ad un confronto che sappia suscitare interesse verso la nostra persona.  

 

 

 

TELECITY: INSIDE NEWS 24

Prima puntata del ciclo di interventi dedicato alla Comunicazione di Impresa. Trasmessa nell’edizione del TG delle 12.45 di venerdì 1° Aprile 2022, la tematica trattata è stata la “Comunicazione Strategica“.

Un percorso che si dispiegherà in dieci puntate. Corrispondenti ad altrettante “Pillole di strategie comunicazionali“. Un ciclo di interventi interamente dedicati al tessuto imprenditoriale della nostra provincia. Inteso nel senso più ampio. Dalla più piccola realtà artigianale, sino all’azienda di grandi dimensioni. Per far comprendere l’importanza di una corretta attività di comunicazione, adattata e adattabile alle dimensioni professionali e aziendali di ogni realtà. Senza alcuna preclusione.

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In questo primo appuntamento, il nostro intento è stato quello di chiarire cosa si intenda per Comunicazione Strategica. Un termine che, molto spesso, sentiamo nominare in varie situazioni. Tuttavia, trattandosi di una attività di vitale importanza per un’impresa o per qualsiasi attività professionale, è senz’altro utile poter definirne le peculiarità e gli approcci che debbono essere seguiti per far si che una attività di comunicazione sia realmente efficace e produttiva.

Il primo passo è senz’altro quello di definire le “delicatezza” di questa attività. Troppo spesso improvvisata e gestita con strategie e tattiche non professionali. In grado di produrre danni che, troppo sovente, non sono tenuti in considerazione quando ci si approccia con leggerezza e inesperienza.

Un vecchio adagio recita che “Prima di comunicare in modo approssimativo ed improvvisato….è meglio non comunicare.” Infatti, una attività di comunicazione deve essere anzitutto in linea con la nostra storia aziendale o professionale. Deve saper raccontare da dove siamo partiti, chiarendo i nostri obiettivi. Definendo il DNA della nostra attività. Trasmettendo i nostri valori e le nostre aspirazioni.

Il concetto di strategia è intimamente legato agli obiettivi che ci poniamo nel momento in cui decidiamo di comunicare. Obiettivi che devono essere chiari e comprensibili. Che possano essere compresi dal nostro pubblico e percepiti come genuini. Ecco un punto fondamentale. Dobbiamo comunicare sempre quello che veramente ci appartiene. Con lealtà e chiarezza. Senza cedere a quella irrefrenabile smania di dimostrarci differenti da quello che siamo veramente. Pena lo smascheramento e il fallimento della nostra azione di comunicazione. Con il danno più grande: la perdita di “reputazione“.  Il valore intangibile per definizione. Quello che ci descrive come affidabili. Quello che ci conferisce una patente di credibilità nel tempo. Fidelizzando la nostra clientela, perché ritenuti attendibili e leali.

 

 

Una corretta attività di comunicazione, se veramente gestita in modo strategico, è in grado di generare valore per le nostre attività e per le persone che ne fanno parte. Creando o consolidando la nostra reputazione.

Un ultimo concetto. Ogni progetto di comunicazione deve essere analizzato e considerato per quello che realmente è. Un investimento per la nostra impresa, per la nostra organizzazione. Investimento in grado di darci visibilità. Creando una percezione positiva tra quegli stakeholders in grado di influenzare  positivamente la nostra impresa. Investimento capace di farci fare quel salto in avanti che ci avvicina ad un grande pubblico che, sino a quel momento, non ci conosceva o non aveva una chiara percezione dei servizi offerti.

Investimento parametrato ad ogni attività, senza nessuna preclusione. Prescindendo dalle dimensioni della nostra realtà professionale. Un abito sartoriale confezionato in base agli obiettivi e al budget disponibile per quella data attività di comunicazione. Senza mai escludere nessuno. Questo è certamente un punto che deve essere chiarito con estrema fermezza. Molto spesso realtà medio piccole non si affidano a professionisti della comunicazione per timore di non essere sufficientemente strutturati per poter accedere ad una attività di comunicazione professionale. Nulla di più fuorviante. Anche la più piccola attività può ottenere la pianificazione della propria comunicazione parametrata agli obiettivi, al proprio bacino di utenza e al budget disponibile. Ogni professionista è disponibile per dare risposte e studiare azioni che rispecchino quella data realtà.

E, allora, chiudiamo con una ultima considerazione. Comunichiamo per capitalizzare il nostro lavoro, il nostro impegno e gli obiettivi che ci poniamo. Affidiamoci sempre a professionisti che ci garantiscano una gestione veramente strategica della nostra comunicazione. Per creare quel valore che solo una corretta attività di comunicazione è in grado di realizzare.

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Per concludere, quattro concetti fondamentali. Obiettivi, chiari e perseguibili. Strategia, il nostro piano di azione chiaro e definito. Pianificazione, di tutte le attività di comunicazione. Professionalità, sempre. 

 

 

 

 

 

IL PICCOLO: SOFT SKILLS

In questo secondo appuntamento della rubrica quindicinale dedicata alla “Comunicazione di Impresa”, abbiamo affrontato il tema di quelle competenze che completano la nostra figura professionale.

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Non passa giorno in cui sentiamo riproporre una frase simbolo. Una di quelle che si ripetono giorno dopo giorno ma, forse proprio per questo, rischiano di fare la fine di chi continuava a gridare “al lupo al lupo“. Per, poi, non essere più creduto.

Così, continuiamo a ripetere “il mondo è cambiato“. Nulla di più vero. E’ cambiato il clima, sono cambiate le persone e le loro esigenze, così come sono cambiate le prospettive e la qualità di vita. In ambito lavorativo e professionale, un cambiamento che si è manifestato è quello che concerne il bagaglio di competenze che, ognuno di noi, deve acquisire e continuare ad affinare. Strada facendo abbiamo compreso come le sole “hard skills“, cioè le competenze tecniche strettamente legate ai ruoli e alle mansioni che ricopriamo, non siano più sufficienti a garantirci quella competitività che ci renda appetibili per un mercato del lavoro profondamente cambiato. Ovvio e lapalissiano che, per essere un buon meccanico, si debbano conoscere a fondo i motori, così come, per essere un preparato dentista, si debba sapere come curare un dente.

Ma, permettiamoci una domanda. Quando il nostro meccanico e il nostro dentista si relazionano con le persone, affrontano problematiche, sono oggetto di critiche (...comunque la mia macchina non va ancora bene…si, ma il dente mi fa ancora male…), devono guidare il proprio team, necessitano di altre competenze? Come tutti, assolutamente si!

Ecco allora che le “soft skills“, cioè le competenze che attengono alla sfera relazionale ed emotiva in grado di esprimere anche la nostra personalità,  divengono fondamentali per essere poliedrici e “spendibili” in molteplici contesti lavorativi.

 

 

Numerosi gli ambiti in cui dobbiamo essere formati e competenti.

Anzitutto nella sfera relazionale. Dove la capacità di comunicazione interpersonale, fondata su ascolto ed empatia, deve essere un dato acquisito per poterci porre agli altri in modo efficace e proattivo. Dobbiamo essere in grado di lavorare in team, unendo e motivando i collaboratori e, se il leader siamo noi, dobbiamo essere in grado di praticare quella leadership gentile, che mette al centro del proprio operato la persona. Facendola sentire importante. Motivandola al punto tale da poter esprimere tutto il potenziale umano e professionale. Essendo capaci di formulare una critica o un rimprovero in modo da incentivare a fare meglio. Motivando, non deprimendo.

E quando ci troviamo a fronteggiare un problema. Inaspettato e, a prima vista, di non facile risoluzione?

Dobbiamo, una volta di più, dimostrare di avere quelle competenze di “problem solving“. Quelle che ci consentono di approcciare un problema senza ansie e stress, che ci ammanterebbero di nebbie la nostra capacità di affrontare con logica la situazione. Cercando una soluzione che può venire solo da un approccio pragmatico della situazione. Come ben sappiamo, la “Teoria dell’Elefante” ci dice che non siamo in grado di poterlo spostare tutto in una volta. E’ per noi improponibile. Solo smontandolo in tanti quadrettini, come in un puzzle, potremo, pezzo a pezzo, spostarlo fino a completare l’operazione. Sia chiaro. E’ una metafora! L’Elefante vuole solo rappresentare un problema molto grande che, in unica soluzione, non siamo in grado di affrontare. Cosa possibile solo per step successivi. Step by step, appunto.

Alla conservazione di quel meraviglioso e potente prodigio della natura dovremmo essere tutti impegnati. Per tutelare un essere che viene da lontano e che, nei paesi asiatici e africani è un fondamentale aiuto e compagno per l’uomo. Un gigantesco compagno di vita. Capace di “comunicare sentimenti profondi. Una affettuosa carezza per esserci d’ausilio nelle spiegazioni legate alle tematiche del come risolvere un “big problem“.

 

 

La nostra preparazione deve essere completata e integrata da quella “assertività” che ci consente di di far valere la nostra figura personale e professionale, di perseguire i nostri obiettivi ed interessi, senza essere impositivi e scortesi. Rispettando la posizione della nostra controparte, anche se da noi non condivisa. Competenza centrale, che ci consente di aumentare la nostra “autostima“, credendo in noi stessi e nelle nostre capacità. Senza, però, sminuire la figura di chi abbiamo di fronte, meno che mai utilizzando arroganza e supponenza.

Se avremo la pazienza e l’umiltà di consolidare la nostra formazione, approfondendo quei capitoli poco conosciuti e utilizzati nelle relazioni quotidiane, saremo certamente in grado di sentirci più completi, più consci delle nostre capacità. A nostro vantaggio e a quello di chi ci è vicino.

 

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Abbiamo cercato di condensare, in questa intervista, le principali abilità su cui dobbiamo essere formati e, sulle quali, dobbiamo continuare a formarci. Per essere figure personali e professionali in grado di apportare un valore aggiunto alla collocazione lavorativa in cui prestiamo la nostra opera. Per continuare a crescere. prima di tutto sul piano umano e relazionale.

https://www.ilpiccolo.net/redazionali/2022/03/18/news/leadership-ed-empatia-le-skills-che-fanno-la-differenza-137463/

 

 

 

SPECIALEX 89.9 – Le Life Skills

Life Skills. Letteralmente, competenze per la vita. Più tecnicamente vengono chiamate “competenze trasversali”. Quelle che ci consentono una grande duttilità e una capacità di adattamento a interlocutori differenti, in diversi contesti.

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In questo secondo appuntamento della rubrica SpeciAlex dedicata alla comunicazione, ci siamo soffermati su di una tematica molto attuale. Soprattutto per l’importanza di possedere competenze che ci rendano più appetibili sul mercato del lavoro.

E’ così che le Life Skills entrano nella nostra vita personale e professionale. Oggi, le sole competenze tecniche, le cosiddette Hard Skills, non sono più sufficienti per soddisfare le richieste delle più svariate posizioni lavorative. Proprio perché si é evidenziato sempre più che ogni figura professionale deve avere molte competenze che si completano e integrano a vicenda. Partendo da quelle relative alla #comunicazione.  Essere in grado di relazionarsi in modo corretto ed efficace con le persone, nei più differenti contesti. Conoscendo le tecniche che ci consentono di entrare in sintonia con i nostri interlocutori, stabilendo un rapporto basato sull’Empatia e su quelle regole di cooperazione conversazionale così fondamentali quanto poco applicate.

 

 

Molte altre le competenze in grado di creare valore per la nostra persona. Pensiamo solo alla capacità di essere un buoncomponente di un team. Portando entusiasmo e divenendo un punto di riferimento per colleghi e referenti. Alla stessa stregua, avere doti di leadership é fondamentale sia che siamo leader in un piccolo esercizio, sia che esercitiamo quella funzione in una azienda di grandi dimensioni. E’ ovvio che, questa skill, ha oggi valore se la leadership che sappiamo esercitare é una Leadership Gentile. Quella, cioè, che fonda la sua azione su di un valore centrale: il rispetto della persona. Solo così possiamo essere capaci di motivare i nostri collaboratori, aiutandoli a “tirare fuori” il meglio di sé. Sentendosi ascoltati e valorizzati nella propria funzione.

Tante altre sono le Life Skills, gli attrezzi, che dobbiamo avere nella nostra borsa. Una su tutte. La capacità di Problem Solving. Quella prerogativa che ci consente di non spaventarci davanti ad un problema. Dandoci la potenzialità di affrontarlo con razionalità e con metodo. Senza quello stress che annulla ogni nostra attitudine facendoci precipitare in situazioni in cui un’emotività eccessiva ci impedisce di formulare idee e soluzioni. Ecco un’altra skill fondamentale. La capacità di dominare Ansia e Stress quando siamo sotto pressione. Restando “sul pezzo“. Con lucidità e proattività.

Ma, allora, come poter essere edotti e preparati su queste tematiche oggi così importanti? Con una #Formazione in grado di farci comprendere le varie tecniche con cui poter gestire ognuno di questi capitoli così strategici per la nostra vita personale e professionale.

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Formazione. La nostra arma per essere preparati e competitivi in un mondo lavorativo in continua evoluzione.

 

 

 

SPECIALEX 89.9 – La Comunicazione Interpersonale

 

(Con il prof. Stefano BORGANI – Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Trieste)

 

E’ con un tema centrale che abbiamo voluto iniziare questo ciclo di interventi in collaborazione con la nota emittente radiofonica alessandrina. Una tematica in grado di darci una maggior efficacia nelle nostre relazioni personali e professionali.

Tutto parte da quei 90 secondi che nella letteratura manageriale statunitense vengono definiti come quelli in grado di dare quella “First impression“. Proprio così. Quella immagine che, in soli 90”, si imprime nella mente dei nostri interlocutori. Immagine che deve evidenziare il meglio di noi e delle nostre attitudini relazionali.

L’efficacia della nostra comunicazione interpersonale dipende da tre variabili: Comunicazione Verbale, Paraverbale e Non verbale.

Ecco le tre variabili in grado di determinare il successo della nostra comunicazione. Variabili che rappresentano i cardini  in grado di instaurare un rapporto produttivo con i nostri interlocutori. rapporto che deve essere coinvolgente e basato su di una “congruenza” tra le tre componenti della comunicazione. Ecco, allora, che quello che diciamo (..la parte verbale..) dovrà essere in sintonia con il modo in cui lo diciamo (..il paraverbale..) e con gli atteggiamenti e i movimenti del nostro corpo (..la parte non verbale..) che le accompagnano.

Il valore assoluto della nostra comunicazione sarà allora suddiviso tra queste tre componenti. Solo la padronanza di ognuna di esse ci consentirà di interagire in modo efficace con le nostre controparti. Partendo da un punto fondamentale e strategico. Saper “ascoltare“. Solo con un ascolto attivo saremo in grado di scegliere il nostro registro comunicazionale, adeguato al nostro interlocutore e al contesto in cui avviene la comunicazione. Sapendo applicare quella “dote empatica” che ci consente di entrare in sintonia con la persona che abbiamo di fronte. Facendola sentire compresa ed importante. Dimostrandoci consapevoli dell’importanza di quello che ci viene detto e di chi lo dice. Ecco esposte due regole fondamentali. Cooperazione conversazionale e cortesia.

La Comunicazione Interpersonale. Base di ogni rapporto che ha al centro l’aspetto più importante: la relazione tra le persone.

 

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Comunicare è una dote insita nel nostro DNA. Comunicare in modo professionale è una competenza che si apprende con la #Formazione. Per essere sempre in grado di gestire con competenza ogni rapporto interpersonale, nella vita privata e in quella professionale.  

Riportiamo di seguito l’audio dell’intervento e la programmazione prevista per i mesi di marzo e aprile.

Comunicazione Interpersonale

– da Mercoledì 16 a Martedì 22 Marzo ore 09:50
– da Mercoledì 23 a Martedì 29 marzo ore 17:50
– da Mercoledì 30 Marzo a Martedì 5 Aprile ore 12:50
– da Mercoledì 6 a Martedì 12 Aprile ore 09:50

 

 

“IL PICCOLO” – Una nuova collaborazione

UNA NUOVA COLLABORAZIONE CON LA TESTATA ALESSANDRINA

 

E’ con l’edizione in edicola venerdì 4 marzo 2022, che diamo il via a questa nuova partnership. L’intento comune è quello di dare un contributo al tessuto imprenditoriale, professionale e produttivo della nostra provincia. Un viaggio che durerà tre mesi. Durante il quale focalizzeremo la nostra attenzione su quelle tematiche indispensabili per gestire attività di comunicazione in grado di costruire condivisione e valore. Partendo da un punto fondamentale. La centralità della persona. 

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Il momento storico che stiamo attraversando ci pone criticità che credevamo di non dover affrontare. Nel momento in cui scriviamo questa nota, sentiamo parlare di possibili bombardamenti alla centrale di Cernobyl. Non è certo questa l’occasione per fare considerazioni sulla natura umana e sull’importanza del bene primario per eccellenza: la convivenza pacifica tra tra le persone e le nazioni. Mai più avremmo pensato di rivedere scene appartenenti ad una storia che credevamo ormai archiviata per sempre. Follia dell’uomo.

In questa prima “pillola di strategie di comunicazione“, siamo partiti da un punto fondamentale. L’importanza di comunicare in modo realmente strategico. Termine molto spesso abusato e utilizzato per identificare attività di comunicazione approssimate e improvvisate. In grado di tradursi in un danno per l’azienda o l’organizzazione che la pongono in essere. Partendo sa un concetto basilare. Comunichiamo quando abbiamo realmente qualcosa da dire. Un qualcosa che ci racconti e sia in grado di essere percepito come genuino. Un qualcosa che rappresenti i nostri progetti e le nostre sfide. Che racconti il nostro attaccamento al territorio e al futuro del nostro pianeta. Per creare valore per persone e aziende.

 

 

La rubrica avrà cadenza quindicinale e, la seconda uscita, è prevista per venerdì 18 aprile.

Per la lettura dell’articolo, indichiamo il link de “Il Piccolo” sul quale è riportato in forma integrale.

Buona lettura.

 

 

https://www.ilpiccolo.net/redazionali/2022/03/04/news/la-comunicazione-strategica-un-abito-su-misura-per-ogni-azienda-136855/

 

 

ROMA JEWELRY WEEK

 

Sabato 19 febbraio 2022, Palazzo Terzano ha ospitato le responsabili della Roma Jewelry Week, per un interessante momento di condivisione e formulazione di nuovi progetti.

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Nella vita personale e professionale di ognuno di noi, esistono delle alchimie che, al pari di quanto avviene per alcuni elementi chimici, creano delle interazioni in grado di dar vita a sinergie positive rispetto alla azione di ogni singolo componente. Alla stessa stregua, proiettandoci nel mondo della Comunicazione Interpersonale, possiamo dire che la scintilla che da vita all’interesse nei confronti di persone che si incontrano per la prima volta è scandita da quei “fatidici 90 secondi“, ben noti a coloro che si occupano di Relazioni Pubbliche.

Grazie al lavoro preparatorio della Presidente del Marchio Orafo DiValenza, Barbara Rizzi, e del fondatore della startup Doralia, Massimiliano Brustia, abbiamo avuto il piacere di ospitare Monica Cecchini e Giorgia Zoppolato , responsabili dell’importante realtà RJW. A giudizio di tutti, un importante momento per condividere considerazioni e progetti futuri.

La Roma Jewelry Week, è la settimana interamente dedicata alla promozione e alla valorizzazione del gioiello contemporaneo, d’autore, d’artista e delle realtà orafe storiche della città”. Con una ulteriore finalità. Contribuire alla divulgazione di quel patrimonio culturale che l’intero mondo ci invidia, “…che vada incontro alle esigenze di una nuova generazione di turismo lontano da quello frettoloso e consumista”. Così viene presentata l’importante iniziativa sull’elegante sito internet ad essa dedicato.

(Un momento della visita agli antichi cortili di Palazzo Terzano)

Alla base dell’incontro, la ferma volontà di poter valutare una importante opportunità. Come importante potrebbe essere il legame tra la RJW e la città di Valenza, incontrastata capitale della gioielleria. Con una precisa logica di fondo. Unire le reciproche competenze, per realizzare un gioco di squadra in grado di dar vita a due importanti eventi in grado di focalizzare l’attenzione di un vasto pubblico.  Eventi che accomunerebbero le città di Roma e Valenza creando un doppio appuntamento che, a livello nazionale, richiamerebbe l’attenzione su quella genialità che l’arte orafa italiana è in grado di esprimere. Cultura e gioielleria. Un connubio unico e irresistibile.

La visita a Palazzo Terzano ci ha consentito di condividere con le nostre importanti ospiti una parte della storia della città di Valenza. Storia che, questo antico palazzo, ha vissuto in molteplici modi. Da quelli legati al periodo bellico, in cui ci si rifugiava in gruppo nelle cantine per esorcizzare la paura dei bombardamenti, sino alla rinascita del dopoguerra. Periodo storico in cui nella “sala azzurra” si tenevano piccoli concerti. Immaginatevi di sentire il suono di un pianoforte, accompagnato da un arpa e da un violoncello. Armonie in grado di propagarsi nelle vie della parte antica della città. Portatrici di un messaggio di rinascita, in grado di scaldare i cuori e rompere la solitudine e lo sconforto degli eventi bellici vissuti. A ricordo della visita abbiamo lasciato alle nostre ospiti il Volume  “Valensa d’na vota” in cui abbiamo narrato le vicende storiche della nostra antica dimora, legate indissolubilmente a quelle delle tante fabbriche di oreficeria che vi hanno dimorato e si sono affermate negli anni.

Molti i progetti e le identità di vedute emerse durante la vista agli antichi cortili. Progetti che non potranno che svilupparsi su di una comunione di intenti, basata anzitutto sulla volontà di collaborazione tra professionisti di comprovata esperienza. Una solida base su cui poter costruire una eventuale interessante partnership.

E’ con questo intento che abbiamo salutato le nostre ospiti. RingraziandoLe per averci gratificato con questa visita. Con l’auspicio di poter proseguire con un lavoro comune in grado di legare due città simbolo, nel nome della cultura e di quell’arte orafa che il mondo intero ci invidia.