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LA BUONA COMUNICAZIONE IN AMBITO SANITARIO – PARTE 1^

Iniziamo con una breve riflessione: la comunicazione non è un “optional”, ma il mezzo attraverso cui si costruisce l’alleanza terapeutica.

È il ponte che accorcia le distanze tra operatore e paziente. Permette di informare con professionalità, rassicurando la persona su scelte e percorso di cura.

Un approccio interamente dedicato alla persona, dove la persona deve sentirsi al centro di ogni azione. 

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♦ Perché comunicare bene è, a tutti gli effetti, una cura

È importante sottolineare sin da subito che, essere in grado di comunicare bene in ambito medico porta a risultati concreti. Consideriamone alcuni:

  • Aumento dell’aderenza terapeutica: un paziente che si sente ascoltato e che ha capito la terapia o le procedure da seguire è molto più propenso ad uniformarsi. E’ un legame di “fiducia” che viene a crearsi grazie alla capacità di mettere a terra una “relazione” in grado di abbassare la naturale resistenza nell’affrontare vicende che generano ansie e paure. Niente è più importante di sentirsi considerati come persona, di avere la percezione di essere al centro dell’attenzione del nostro interlocutore in camice bianco, ancor di più quando siamo in evidente stato di fragilità.
  • Riduzione dell’ansia: lo stress influisce negativamente sulla relazione ed anche sulla accettazione di un percorso terapeutico. Una comunicazione chiara può abbassare la naturale difesa nei confronti di situazioni che, ovviamente, vengono percepite come punti interrogativi sul proprio futuro e, non di rado, sulla propria vita o quella dei propri cari.
  • Rapporti tra gli operatori sanitari: una competente comunicazione tra i vari operatori consente rapporti più chiari con meno possibilità di fraintendimenti e una maggiore distensione nella gestione di contesti ad elevata complessità.

♦ Proteggersi dal Burnout: la relazione come scudo emotivo

Qui si arriva a toccare una tematica molto delicata per ogni professionista. Saper gestire situazioni potenzialmente conflittuali comunicando in modo empatico protegge il personale sanitario da un eccessivo carico emotivo. Sotto questo profilo, la competenza in ambito relazionale diviene un reale “antidoto” in grado di preservare ogni operatore da stress aggiuntivi e indesiderati. Ecco allora che, anche i rapporti tra colleghi, possono essere gestiti con competenza e maggiore serenità, evitando incomprensioni e tensioni che deteriorano l’ambiente di lavoro.

⇒ “Antidoto, contro possibili inneschi di relazioni conflittuali che deteriorano il clima di lavoro. La formazione relazionale non serve solo al paziente, ma è lo scudo del professionista contro l’esaurimento emotivo.”

♦ Strumenti pratici: cosa si impara in un percorso formativo?

La nostra esperienza nel tenere corsi di formazione per personale medico e infermieristico, ci ha consentito di identificare alcune tecniche fondamentali in grado di migliorare le relazioni in ambito ospedaliero.

Strategie e tecniche relazionali in grado di generare rapporti più distesi e meno votati ad evolvere in relazioni conflittuali. Ogni percorso è strutturato sulle reali esigenze di un dato contesto. Non pacchetti preconfezionati, ma piani formativi personalizzati in base al tipo di struttura e alle reali esigenze del personale. Percorsi che prendono il via dall’esaminare le criticità che ci vengono espresse ricercando le soluzioni con i diretti interessati. Condivisione e coinvolgimento sono le due parole chiave che ci consentono di creare quel clima d’aula in grado di essere il motore di un reale upgrade delle competenze di ogni partecipante agli incontri.

a. Non solo sentire, ma comprendere il “non detto”: l’Ascolto attivo

Ecco la sintesi di un capitolo realmente strategico. Anzitutto la capacità di un reale ascolto attivo. Capacità tutt’altro che istintiva e facile da realizzare. E’ un esercizio che richiede allenamento e tanto impegno, senz’altro facilitato dalla conoscenza di tecniche che, dell’ascolto, fanno un punto centrale della nostra capacità relazionale. Solo così saremo in grado di entrare in sintonia con le persone che ci troviamo davanti. Solo così abbasseremo una soglia di resistenza che aumenta quando non ci si sente considerati.

Tuttavia  vogliamo alzare ancora l’asticella della nostra competenza. Lo facciamo dedicando una parte importante nei nostri corsi: quella di comprendere come saper leggere quello che non viene detto, capacità che implica competenze in una delle branche fondamentali  della comunicazione, il “non verbale“. Essere in grado di cogliere atteggiamenti, espressioni o posture che indicano disagio, conflittualità crescente o una paura che deve essere assistita. Proprio così, “assistere non solo con una terapia, ma anche con la nostra capacità relazionale.”

    b. Comunicare notizie negative – Il Protocollo SPIKES

Protocollo validato scientificamente costituito da 6 fasi utili a raggiungere gli obiettivi di un difficile dialogo:

  • Ottenere informazioni dal paziente;
  • Trasmettere informazioni mediche;
  • Supportare il paziente e stimolarne la partecipazione nello sviluppo della strategia di trattamento da adottare.

Fasi in cui è fondamentale la conoscenza e la padronanza di “Tecniche relazionali” che consentano di creare un rapporto di complicità difficilmente realizzabile in assenza di queste solide competenze.

Il protocollo facilita la “gestione di conversazioni complesse“, aiutando il medico a supportare psicologicamente il malato durante la comunicazione di diagnosi infauste. Quanto più sarà solida la preparazione relazionale del personale medico e infermieristico tanto maggiore sarà la capacità di adeguarsi a situazioni e persone differenti tra loro.

〉 Il Linguaggio non verbale: l’importanza del contatto visivo, della postura, del tono di voce e di un singolo sguardo.

Saper leggere ogni aspetto di uno stato d’animo, di un momento dove la paura e la tensione raccontano tutto anche senza l’uso delle parole. Utilizzare un ambiente tranquillo e riservato per parlare e trasmettere notizie che andranno a impattare sul futuro di una persona e della sua famiglia. Il contesto in cui avviene una relazione è fondamentale tanto quanto quello che andremo a dire.

Vale la pena di ribadire un concetto fondamentale: l’effetto di ogni concetto espresso cambia in relazione al come lo diciamo.

Una stessa cosa detta può ottenere feedback differenti a seconda di come la diciamo.

Questo vale in ogni contesto ma, ancor di più, quando la relazione ha come oggetto la condizione fisica di una persona.”

 

L’Infermiera e l’Infermiere: il Volto Umano della Cura

“Perché la formazione relazionale è un pilastro della pratica clinica”

 

In un ambiente ad alta intensità come quello ospedaliero, dove il tempo è dettato da corse frenetiche per una urgenza o faticosi turni in reparto, è facile cadere nel paradosso della “tecnica che oscura la persona“. Tuttavia, per l’infermiere, la relazione non è qualcosa che si aggiunge all’assistenza: la relazione è assistenza.

Spesso si commette l’errore di considerare le abilità comunicative come doti innate o semplici atti accessori di cortesia. La realtà è ben diversa. La letteratura scientifica dimostra che una comunicazione efficace è uno strumento terapeutico a tutti gli effetti. E’ la terapia fatta di attenzioni, di considerazione e sorrisi.

Per un paziente, comprendere correttamente le indicazioni ricevute durante il giro letti o sentirsi ascoltato prima di un intervento chirurgico non è solo un conforto. Si traduce in stati d’animo più sereni e percezione di affrontare una situazione con maggior fiducia in grado di creare un rapporto di “compliance” e abbassamento delle naturali resistenze dovute a molteplici paure. Compliance che ci porterà ad una  Maggiore aderenza terapeutica nella quale il paziente segue le cure perché ne comprende il valore e si fida di chi le somministra.

La formazione relazionale fornisce all’infermiere gli strumenti per:

 

◊ Decodificare il linguaggio non verbale del paziente.

Validare le emozioni, trasformando un momento di crisi in un’occasione di alleanza e collaborazione.

Gestire il conflitto, disinnescando l’aggressività dei caregiver o dei familiari stressati dalla malattia del congiunto.

◊ Un paracadute contro il Burnout: non dobbiamo dimenticare che la formazione relazionale è, prima di tutto, uno strumento di autotutela per il professionista. L’infermiere è la figura più esposta alla sofferenza altrui e al carico emotivo della cura. Ogni attività di formazione deve essere rivolta a fornire strumenti relazionali da utilizzare come difesa nei confronti di situazioni in grado di generare stress, rabbia e attacchi personali.

Senza una preparazione specifica su come gestire il coinvolgimento emotivo e come porre i giusti confini, il rischio di “compassion fatigue” e “burnout” diventa altissimo. Imparare a comunicare significa anche imparare a proteggere il proprio equilibrio, trasformando lo stress relazionale in competenza professionale.

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Investire nella formazione relazionale del personale infermieristico non è un lusso, ma una necessità strategica. Un ospedale che comunica bene è un ospedale dove si guarisce meglio, dove il personale è più soddisfatto e dove l’errore trova meno spazio per insinuarsi.

La sfida per il futuro della professione infermieristica è chiara: continuare a eccellere nella competenza tecnica, senza mai smettere di coltivare quell’umanità formata che rende la cura un’arte oltre che una scienza.

A questi professionisti dedichiamo le nostre competenze….per continuare a crescere insieme.

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SPIN DOCTOR: IL REGISTA DELLA COMUNICAZIONE

“Spin Doctor: esperto nel campo della comunicazione che lavora come consulente per conto di un personaggio politico, di un partito o di un Leader.

Ha il compito di curarne e promuoverne l’immagine pubblica e di attirargli il necessario consenso elettorale mediante precise strategie di comunicazione e di marketing.”

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E’ con la definizione dell’Enciclopedia Treccani, autorevole Istituto dell’Enciclopedia Italiana fondato nel lontano 1925, che apriamo questa riflessione sulla figura professionale dello Spin Doctor.

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Spin Doctor, è la definizione mutuata dalla lingua inglese che si compone dall’unione di due termini:

  1. Spin, ad indicare un “colpo con effetto“, come i colpi che, nel tennis, imprimono una rotazione;
  2. Doctor, inteso come “esperto” in Comunicazione e Relazioni Pubbliche.

Queste due competenze si traducono nell’attuare precise strategie di comunicazione e immagine andando a definire la personalità del politico che allo Spin Doctor si affida.

Emerge con chiarezza l’importanza di questa figura professionale che deve riunire in sé competenze, specializzazioni e tanta esperienza nel gestire ogni tipo di contesto e relazione. Queste sono le peculiarità che dovrebbero essere valutate quando ci si rivolge ad un professionista al quale demanderemo la gestione in toto della figura di un personaggio politico o di un leader. Insomma, un professionista che, pur stando sovente dietro le quinte, è il protagonista di ogni azione politica, istituzionale ed anche personale del proprio assistito.

Da queste prime note emergono con chiarezza le tante competenze che lo Spin Doctor deve possedere.

Non solo competenze professionali e tecniche ma, anche, di carattere etico ad indirizzo di ogni relazione con persone e contesti economici, politici e sociali. Ecco un altro punto di grande importanza. Ogni Spin doctor deve essere consapevole che la comunicazione progettata e scaricata a terra debba sempre essere al servizio della società e dei cittadini. Fatto che, non di rado, impone di sapere dire un autorevole “no” al politico per il quale lavoriamo.  Facile….non sempre!

Il compito dello Spin Doctor è quello di affiancare, giorno dopo giorno, il proprio assistito o il proprio leader, curandone la comunicazione e l’immagine in ogni dettaglio. Solo così è possibile essere in linea con il target al quale ci si rivolge e con le teorie che si sostengono. Ecco che, allo Spin Doctor, è affidata la creazione di un “brand personale” del proprio assistito in linea con il pubblico a cui ci si riferisce. Un brand al quale essere sempre fedeli, in ogni comunicazione, apparizione in pubblico o relazione, anche nella vita privata. Circostanza che, in caso di non osservanza, crea non pochi problemi per essere rimediata senza perdere credibilità, consenso e reputazione.

Un’abilità complessa. Così possiamo definire le tante competenze che definiscono i compiti dello Spin Doctor. Eccone alcune:

  • Comunicazione strategica
  • Perfetta conoscenza della lingua 
  • Ideazione del “brand personale” del politico seguito
  • Abilità relazionali
  • Psicologia delle relazioni
  • Ascolto consapevole
  • Capacità di interpretare scenari complessi
  • Capacità di attrarre il consenso
  • Gestione di possibili crisi 
  • Creazione e gestione di eventi dedicati al proprio assistito

Un elenco che ci fa comprendere la grande esperienza che uno Spin Doctor deve avere, partendo da comprovate competenze nel gestire i rapporti umani. “Conoscitore della natura umana” potremmo dire, essendo in grado di comprendere contesti e situazioni. Possibile, quando si è supportati da un grande bagaglio di esperienza.

Alla base del lavoro e della richiesta di essere assistiti da uno Spin Doctor ci deve essere una grande consapevolezza. Quella di essere consci di avere bisogno della presenza di un esperto in grado di studiare strategicamente ogni passo, in campagna elettorale o durante un mandato. Ecco il vero scoglio che, per molti leader politici, siano essi locali che nazionali, deve essere superato tramite una realistica rappresentazione di se stessi e delle proprie capacità comunicative e relazionali. Umiltà nel comprendere l’importanza di non improvvisarsi, non credere di avere competenze che, in realtà, non si hanno.

Ecco il primo acerrimo nemico, l’Overconfidence, pericolosa forma mentis in grado di distruggere l’immagine di un leader politico. Ipervalutazione delle proprie capacità, comunicazionali, relazionali, di oratore pubblico e tanto altro ancora.

In termini medici potremmo definirla una “patologia autoimmune“, dove a creare un problema è il soggetto stesso.  Qui lo Spin Doctor deve persuadere il suo assistito sulla necessità di acquisire quell’Empatia necessaria per scendere da un piedistallo virtuale accorciando il più possibile la distanza con le persone, con gli elettori. Punto fondamentale è che, la persona comune ricerca un politico che riesca a far percepire la capacità di condividere ansie, emozioni e preoccupazioni. Questo è uno dei compiti di un attento Spin Doctor. Modellare l’attività del leader, anche quando il suo carattere gli farebbe tenere comportamenti controproducenti in assenza di una esperta guida. In questa logica, ogni apparizione, affermazione o partecipazione ad eventi, deve essere attentamente preparata e studiata, evitando di correre il rischio di uscire dalla linea di condotta che si è definita con il proprio Spin Doctor.

 

Quindi lo Spin Doctor deve realmente essere un “dottore” con conoscenze approfondite in ambito di Soft Skill, Dinamiche relazionali, Tecniche e strategie di comunicazione e, anche, di Psicologia delle Relazioni. Risultato, sviluppare e mantenere quel “good willing” nei riguardi del proprio assistito, senza lasciare nulla al caso, sia in ambito pubblico che privato. Un regista che studia meticolosamente ogni momento della vita del personaggio politico, senza alcuna pericolosa improvvisazione.

Così facendo, lo Spin Doctor, ad esempio, si trova ad accompagnare il personaggio politico ad un intervento televisivo dove, come un suggeritore teatrale o un direttore di orchestra, “guida” da fuori campo la performance del personaggio politico dopo averlo preparato a dovere. Qui entra in gioco un importante aspetto, il “Feeling” che deve esserci tra Spin Doctor e assistito. Un feeling che consenta di “capirsi con immediatezza“, con un gesto impercettibile o un’espressione in grado di guidare un comportamento. Feeling che deve essere integrato da una completa fiducia nei confronti del proprio Spin Doctor.

 

 

Consulenza spot o Spin permanente?

Ecco un altro punto di grande importanza. Imprescindibile come il concetto medico di “prevenire anziché curare“.

Troppo spesso lo Spin Doctor viene interpellato quando una crisi si è già manifestata o si è ormai in ritardo sulla pianificazione di una attività o progetto. Solo con una collaborazione continuativa si può creare, anzitutto, quel feeling tra personaggio politico e Spin Doctor, condizione indispensabile per una collaborazione realmente in grado di scaricare a terra la strategia seguita.

Sempre così? No. Troppo spesso ancora una volta quel pericoloso convincimento di essere all’altezza in ogni situazione, fa sì che si corra ai ripari quando è troppo tardi.

Metabolizzando questa necessità, si arriva a comprendere le definizioni di “Spin e Campagna permanente“, in risposta all’esigenza di comunicare continuativamente con i cittadini elettori. Un rapporto comunicativo che deve essere fondato su “congruenza” con quanto sostenuto e lealtà nei comportamenti pubblici e privati.

Un caso pratico

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Affiancando un candidato sindaco durante la “fase di avvicinamento” alle elezioni, dove ogni passo è stato valutato e studiato a fondo, a ciel sereno è arrivata la “tempesta perfetta“. Il motivo? Un importante e pericoloso invito del quale non siamo stati informati. Un faccia a faccia con il candidato avversario, camuffato da quattro chiacchiere in un elegante salotto.

Apparentemente innocua uscita, si è trasformata in una vera e propria crisi. In ragione di quella supposta innocua conversazione, il candidato non ha ritenuto necessario metterci al corrente e, tanto meno, richiedere la nostra presenza. Peccato che, in quell’elegante salotto, erano presenti i sostenitori dell’avversario, nonché i giornalisti. Ne è uscito un confronto con concetti e toni sbagliati che hanno generato una vera e propria crisi a poca distanza dalle elezioni. Recuperare “scivolate”  dette a caldo, diviene spesso molto difficile con il rischio di andare ad intaccare tutto il lavoro fatto sino a quel momento. La crisi fu superata e, in quel caso, il candidato da noi seguito fu eletto. Ben diverso sarebbe stato se fossimo stati avvisati di quell’appuntamento, potendo così studiare il contesto scoprendo la partecipazione di una “claque” avversa, dei giornalisti e di una imboscata preparata con astuzia.

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Così diviene centrale un altro aspetto della attività dello Spin Doctor, quello di “costruire e difendere la reputazione” del proprio assistito.  E, come ben sappiamo, anche la reputazione più solida può essere distrutta in pochi minuti, amplificando la “dèbacle” con la velocità vorticosa generata dai social.

Insomma, oggi, ogni politico, a qualsiasi livello di azione politica, per assicurarsi una visibilità e un’immagine gestita strategicamente, deve comprendere l’importanza di essere affiancato dallo Spin Doctor. Solo così può pensare di governare il complesso universo della comunicazione declinato in ogni sfaccettatura. Solo così può pensare di entrare nella mente delle persone essendo percepito come personaggio autentico ed affidabile raggiungendo l’obiettivo di esser eletto.

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Così si giocano le sfide del futuro e la credibilità di chi vuole guidare una comunità o uno stato. Così si dimostra l’umiltà necessaria e indispensabile per costruirsi un percorso studiato in ogni aspetto. 

E chiudiamo questa riflessione con un sorriso, regalatoci da una battuta del grande Peppino De Filippo.  In uno dei tanti dialoghi con Totò, avrebbe chiuso con la celebre battuta….”e ho detto tutto“. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il tocco dello Studio: “In Studio Cirri, aiutiamo i nostri clienti a trovare la propria voce e a proteggere la propria storia, con l’etica del professionista e la visione del regista.”